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Di Battista: Che coglione che sono a non essermi omologato

Di Alessandro Di Battista

Draghi non è solo un apostolo, un messia o l’uomo della provvidenza. E’ un santo protettore. Se stai dalla sua parte vieni protetto. Guardate Salvini, in qualsiasi Paese civile verrebbe emarginato un politico che solidarizza con gli agenti che hanno pestato decine di detenuti. Ma lui si è convertito sulla via del draghismo, ogni giorno dice che gli piacerebbe Draghi al Quirinale, ed il sistema lo protegge.

Al contrario chi osa ribellarsi, chi si azzarda a sostenere che questo sia il governo dei potenti, di Confindustria, dei conflitti di interessi e della lenta ed inesorabile distruzione della classe media, viene dileggiato. Trattato da eretico. Capita anche a me. Ed è così che mi danno del “vacanziero” sebbene da tre anni stia campando dignitosamente grazie al frutto del mio lavoro e senza prendere un euro di denaro pubblico dopo aver restituito 300.000 euro di stipendio che mi spettavano per legge nonché il TFR (vedremo in quanti lo faranno). Oppure dell’ingenuo, del sognatore, come se non fossero stati proprio determinati sogni o determinati atteggiamenti a far arrivare il Movimento al 32%, cosa impensabile oggi.

Che gran coglione che sono stato eh? Quando ad agosto scorso un’ottima fonte (che non a caso ha fatto carriera nel governo dei migliori) mi disse che si stava lavorando su Draghi io dovevo cogliere la palla al balzo. Al posto di attaccare il santo dovevo “posizionarmi” come fanno tutti. E’ facile. Conosco bene le regole della comunicazione politica. Bastano 3 interviste in croce. Nella prima si dice: “Draghi è un avversario politico ma gli riconosco di aver fatto benissimo in determinate circostanze”. Nella seconda ci si spinge più in là: “Draghi mi ha stupito parlando di debito buono e debito cattivo, su questo siamo in perfetta sintonia”. Nella terza si compie la giravolta definitiva. “Draghi? E’ evidente che sia una persona capace, su alcune cose non la pensiamo allo stesso modo ma ha l’autorevolezza per guidare l’Italia in questa fase difficile”. Les jeux sont faits, rien ne va plus. Riposizionamento effettuato, messaggi spediti a chi di dovere, ora non resta che attendere la telefonata giusta con la proposta giusta.

Che coglione eh? E invece sono qui in Bolivia, a provare a non dimenticarmi della polvere del mondo, a aprire lo stomaco ai consueti pugni che miserie ed ingiustizie fuori dal comune ti fanno arrivare “dritto pè dritto” tanto per citare Maccio e provare a ridere quando non ci sarebbe nulla da ridere. Né qui, dove il colonialismo ha massacrato un popolo, né dall’altra parte dell’Atlantico, dove il sistema ti spinge a credere che una patrimoniale per i super ricchi (ripeto, i super ricchi) sia indecente, mentre un drammatico aumento delle bollette sia un danno collaterale della crisi pandemica.

E la pubblica opinione divisa, distratta, sempre più convinta che i carnefici siano i salvatori e le vittime i responsabili. Una pubblica opinione incantata dalle barbose ed inutili polemiche social quotidiane e che si fa portare a spasso come (a proposito di distrazioni almeno divertenti) la difesa belga da Maradona a Mexico ’86.

Che coglione che sono a non essermi omologato, a non aver sacrificato principi ed idee. Eppure, sarà la distanza, la solitudine che ti fa mettere a posto le cose della vita, la nostalgia che provo quando Sahra mi manda le foto dei microbi che crescono e imparano ogni giorno cose nuove, beh io non mi sento coglione. Sento che essere aderenti ai propri ideali non ti fa sempre dormire la notte ma ti fa guardare allo specchio. Sento che idee, relazioni umane e dignità sono le cose per le quali vale la pena vivere, quelle che non si possono comprare. Sento tutto questo, e sono fiero per quel che sono. Buona notte!

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