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Pd, Enrico Letta è il nuovo segretario: “Abbiamo vinto quando siamo stati in coalizione. Dialogo con M5s guidato da Conte”. I temi: “Lotta ai paradisi fiscali in Ue, Ius soli, voto ai 16enni”

CRONACA ORA PER ORA – L’ex premier è stato eletto dall’Assemblea nazionale con 860 voti a favore, 2 contrari e 4 astenuti: “Non saremo il partito del potere e delle Ztl”

Fonte Fatto Qutidiano

Un “nuovo Pd”, che non sia più il “partito del potere e delle Ztl“, diviso da correnti “incomprensibili ai cittadini”, ma che apra “il più possibile” le sue porte ai territori, ai sindacati e alle imprese. Un partito che ponga in cima alla sua agenda le donne, il voto ai 16enni e lo ius soli, il Sud, l’ambiente. E che punti a vincere le elezioni del 2023 in coalizione, avviando un dialogo con tutti – compreso il “Movimento 5 stelle guidato da Giuseppe Conte“, perché “quando siamo andati per conto nostro abbiamo perso”. È questa la nuova era del Partito democratico secondo Enrico Letta, eletto nuovo segretario dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti. L’Assemblea nazionale lo ha incoronato praticamente all’unanimità con 860 voti favorevoli, 2 contrari e 4 astenuti. L’ex premier ha aperto il suo intervento dedicando un ringraziamento proprio al suo predecessore, assicurando che in futuro si potranno fare “tante cose insieme“. Poi ha ricordato che ci troviamo di fronte a un “periodo durissimo” a causa della pandemia. Sappiamo “che fino all’estate ci saranno nuovi lutti e nuove sofferenze. La salute resta quindi la sfida principale. Ma siamo di fronte a uno sforzo finale e speriamo che la liberazione avverrà grazie alla scienza, al vaccino e alla cooperazione tra Paesi“. Nella stagione di rilancio il Pd dovrà quindi essere al centro, ma con un atteggiamento nuovo: i democratici, spiega Letta, dovranno essere “progressisti nei valori, riformisti nel metodo, radicali nei comportamenti. L’apertura sarà il mio motto: spalanchiamo le porte del partito”, insiste, guardando alle periferie e ai territori.

Al centro della sua segreteria ci saranno innanzitutto le donne. Perché “lo stesso fatto che sia qui io e non una segretaria donna dimostra che esiste un problema” sulla parità di genere. Spazio anche ai giovani, con l’obiettivo di rilanciare una delle battaglie storiche del Pd: il voto ai 16enni. Letta mette in agenda anche lo ius soli come “norma di civiltà”, la riforma della giustizia, la transizione digitale ed ecologica. In sede europea deve partire anche una battaglia contro i “paradisi fiscali“, anche tra gli Stati membri. Un fenomeno che Letta definisce “insopportabile“. L’ex premier propone inoltre che “Patrick Zaki diventi cittadino europeo ed italiano”. Su questo, assicura, il Pd farà una battaglia fino in fondo” perché sarebbe un segnale “importante verso l’Egitto”, anche in ricordo di Giulio Regeni.

In conclusione Letta si è rivolto direttamente ai delegati dem: “Non sono qui” per “falsi unanimismi” o per “patti segreti”, ma per costruire un “percorso ambizioso” con una “logica espansiva”. In questo senso bisogna lavorare a un “nuovo centrosinistra”. Per l’ex premier, il Pd ha vinto solo “quando abbiamo fatto coalizioni, nel 1996 e nel 2006, entrambe guidate da Romano Prodi“. E’ per questo che bisognerà dialogare “con rispetto e attenzione” con “il Movimento 5 stelle guidato da Giuseppe Conte“. Il primo test, chiarisce, saranno le amministrative dell’autunno, ma “l’obiettivo sono le politiche del 2023 per essere alternativi alla destra di Meloni e Salvini”.

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