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Patuanelli: «Giuseppe Conte è il leader naturale del Movimento»

«Giuseppe Conte è il leader naturale del Movimento»

🗞Qui la mia intervista di oggi a la Repubblica

𝐋𝐚 𝐥𝐞𝐚𝐝𝐞𝐫𝐬𝐡𝐢𝐩 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐞̀ 𝐢𝐧𝐞𝐥𝐮𝐭𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞?

«Lo dico non solo per quello che ha fatto in questi tre anni da Presidente del Consiglio, ma seguendo un ragionamento che mette al centro il percorso del Movimento in questa legislatura. I 5 Stelle sono passati da forza di opposizione a forza centrale su cui costruire tre governi. Questo passaggio non ha un ritorno. Conte ha il profilo giusto per una rifondanzione, non per una manutenzione straordinaria».

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞?

«Il Movimento è nato ufficialmente nel 2009, ma in realtà il progetto dei 5 Stelle esisteva – grazie ai meet up – dal 2005. Sono passati 15 anni e abbiamo sempre guardato al futuro. Quindi, quello che c’era va rinnovato. Serve una fase costituente».

𝐋𝐨 𝐝𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐞 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨, 𝐚𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐢.

«Un anno e mezzo di pandemia, che ha inciso sulla quotidianità di ciascuno di noi. Abbiamo dovuto pensare all’emergenza».

𝐒𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐩𝐨 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐨 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐥’𝐢𝐝𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐢𝐚𝐥𝐞?

«Mi sembrano elementi di dettaglio ininfuenti. Quel che conta è che Giuseppe sia centrale».

𝐒𝐞 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐧𝐨?

«Saremo convincenti».

𝐈𝐧 𝐮𝐧’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐋𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐃𝐢 𝐌𝐚𝐢𝐨 𝐡𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞, 𝐥𝐞𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐢𝐬𝐭𝐚. 𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐝𝐮𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞?

«Non bisogna affezionarsi alle etichette. Io credo che temi come reddito di cittadinanza, salario minimo garantito, blocco dei licenziamenti in pandemia, transizione ecologica, ruolo dello Stato nell’indirizzo delle politiche industriali, siano quelli che contano. La scelta di campo è una conseguenza».

𝐂𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞𝐢 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚? 𝐂𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨, 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚?

«Faccio un ragionamento più ampio: perché è caduto il Conte due? Perché Renzi aveva due obiettivi: il primo era non consentire a Conte di occupare uno spazio politico che vuole occupare lui alle prossime elezioni, il secondo rompere l’asse tra M5S, Pd e Leu. Non dobbiamo consentire che questo secondo obiettivo venga raggiunto. È evidente che l’intesa deve rafforzarsi a ogni livello, locale, parlamentare, europeo».

𝐋’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐚𝐥 𝐒𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐡𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐦𝐚𝐥𝐮𝐦𝐨𝐫𝐢.

«Io penso invece che l’intergruppo sia un buon primo passo, ma che ne servano altri».

𝐋’𝐚𝐥𝐥𝐞𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞?

«Certo, le amministrative, ma in generale portare avanti temi comuni. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita dei cittadini ed è una cosa che possiamo fare solo se riusciamo a realizzare quel che diciamo».

𝐏𝐚𝐫𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀, 𝐦𝐚 𝐬𝐢𝐞𝐭𝐞 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢 𝐬𝐮 𝐑𝐨𝐦𝐚.

«Non abbiamo intenzione di rinunciare a Virginia Raggi come candidata, ma questo non significa mettere in discussione il quadro complessivo che ci vede lavorare insieme con Pd e Leu».

𝐓𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐭𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐢𝐧 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚?

«Da troppo tempo non abbiamo una casa europea. Se guardo ai temi, credo consentano un avvicinamento a S&D».

𝐈𝐥 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐃𝐫𝐚𝐠𝐡𝐢?

«Esprimiamo 5 ministri, tutti importanti».

𝐋𝐞𝐢, 𝐃𝐢 𝐌𝐚𝐢𝐨 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐄𝐬𝐭𝐞𝐫𝐢, 𝐅𝐚𝐛𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐃𝐚𝐝𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢𝐥𝐢, 𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐃’𝐈𝐧𝐜𝐚̀ 𝐚𝐢 𝐑𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐏𝐚𝐫𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐞 𝐩𝐨𝐢?

«È stato Grillo a indicare Roberto Cingolani al ministero per la Transizione ecologica. Il fatto che non sia un politico non significa che non sia legato alle idee del Movimento. Farà molto bene».

𝐄𝐩𝐩𝐮𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐡𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐞𝐦𝐨𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐯𝐨𝐢.

«Ci sono state le stesse tensioni di quando abbiamo iniziato il governo con la Lega e poi con il Pd. Non vedo nulla di diverso».

𝐂𝐢𝐧𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐯𝐨𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚 𝐞 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐞𝐬𝐩𝐮𝐥𝐬𝐞. 𝐄̀ 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨.

«Vale il ragionamento da cui sono partito. Il Movimento ha fatto la scelta chiara di essere una forza di governo, ha risposto all’appello di Mattarella, ha garantito di poter affrontare la pandemia nel modo migliore possibile».

𝐔𝐧 𝐩𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐡𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐨, 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚, 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐆𝐫𝐢𝐥𝐥𝐨.

«A staccarsi è la parte che crede che dobbiamo essere forza di opposizione e non di governo».

𝐃𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢 𝐬𝐢𝐞𝐭𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐨𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐭𝐫𝐨𝐧𝐞. 𝐄̀ 𝐜𝐨𝐬𝐢̀?

«Non vedo nulla di comodo nel governare il Paese durante una pandemia con forze politiche eterogenee che abbiamo combattuto. È esclusivamente una questione di responsabilità».

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐚𝐢 𝐆𝐫𝐢𝐥𝐥𝐨 𝐞̀ 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚?

«Perché come al solito mentre gli altri guardano il dito lui guarda la luna, e anche quel che sta dietro. L’unico elemento politico nel processo di formazione del governo lo ha messo in campo lui con la creazione del ministero per la Transizione».

𝐍𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐌𝟓𝐒 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐃𝐢 𝐁𝐚𝐭𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚?

«Certo, è un amico che continuo a sentire, un pezzo di famiglia che si stacca, non un elemento residuale».

𝐓𝐨𝐫𝐧𝐞𝐫𝐚̀?

«Solo lui può deciderlo. Ma non tutti quelli che hanno lasciato sono Alessandro Di Battista».

𝐓𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐨̀ 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐞, 𝐜𝐡𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐯𝐚.

«È l’unico in grado di unire le diverse anime del Movimento».

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