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Auguri a Draghi per i suoi alleati

di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – “Zona arancione in tutta Italia? Basta con allarmismi e annunci, no a un lockdown generalizzato”.Matteo Salvini. Ieri, sabato radioso e profumato di vacanza, incastrato in una lunga colonna di auto che procedeva da Roma verso le spiagge di Ostia e di Fregene, pensavo a Mario Draghi. Il premier, da poche ore a Palazzo Chigi e per la prima volta alle prese con il principio di realtà, come se la sarebbe cavata? Che stupida domanda, direte, perché mai l’uomo della Bce, del “whatever it takes”, quel tutto ciò che è necessario che ha salvato l’economia globale (e italiana), accolto come l’uomo della Provvidenza dai cittadini (subito il 64% di mi piace), dai mercati e dai grandi della terra dovrebbe temere un normale ingorgo di auto? Certo che no, ma non credete che quell’impeto collettivo di libertà, di evasione, di fuga dalla paura e dalla malattia, moltiplicato per i milioni di italiani in gita (anche oggi sono previste temperature quasi estive) vada inevitabilmente a cozzare con la realtà che sopportiamo da un intero anno? Una condizione inasprita dal rinnovato pessimismo dei virologi, dalla diffusione quasi fuori controllo della variante inglese, dalla risalita di contagi e terapie intensive, il tutto accompagnato da un numero sempre più intollerabile di vittime. Perciò, nelle prossime ore, il governo e chi lo presiede dovrà adottare le nuove misure dell’emergenza senza fine: dall’inevitabile stop agli spostamenti tra Regioni alla possibile estensione della zona arancione a tutta la penisola, e forse molto di più. Una stretta inevitabile, che già deve fare i conti con i raus del leader leghista e con le proteste delle Regioni amministrate dalla destra (la maggior parte), di quella parte politica cioè che ritiene di rappresentare tutto il malumore nazionale, con mascherina o senza. Si dirà, niente di nuovo sotto il sole, sono polemiche che hanno investito anche il precedente governo. Sì, ma con la non piccola differenza che a Palazzo Chigi sedeva Giuseppe Conte, l’ideale piove governo ladro della politica e del giornalismo, bersaglio quotidiano da tre palle e un soldo. Mentre la seconda differenza è che Matteo Salvini, ieri fieramente all’opposizione, oggi fa parte fieramente della maggioranza. Ovviamente la differenza non si nota dal momento che Salvini è sempre il solito Salvini in campagna elettorale permanente. Difatti, il suo contributo all’unità nazionale, per demagogia e vaghezza, è degno di un comizio a Roccacannuccia di sotto: “Se ci sono zone più a rischio si intervenga in modo rapido e circoscritto, ma non si getti nel panico l’intero Paese”. Il tema della pioggia che bagna se lo riserva per il prossimo talk. Nel mio bignamino di pronto intervento, leggo che il principio di realtà ridimensiona il principio di piacere costringendolo a tenere conto di quelle che sono le condizioni reali di azione. Per restare terra terra, suona un po’ come il classico passata la festa gabbato lo santo. Con simili alleati, davvero auguri di cuore, presidente Draghi.

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