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L’interlocutore del premier sarà l’Avvocato

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Ho fatto il cronista politico per molto tempo, mai però avevo ascoltato un applauso così largo e intenso come quello che ha salutato il premier Mario Draghi al termine del suo discorso in Senato. È pur vero che mai un presidente del Consiglio aveva potuto contare su una maggioranza così bulgara, e che mai nella storia repubblicana era sceso in campo direttamente il Quirinale per sollecitare il sostegno unitario delle forze politiche, e “per il bene supremo del Paese”. Detto ciò, gli applausi non sono tutti uguali e una volta esaurita la luna di miele del governo con il Parlamento (da certi segnali, il miele già scarseggia) Draghi potrà e dovrà misurare la differenza tra chi oggi lo appoggia per convenienza (e dunque domani chissà) da chi invece si spella le mani per convinzione (e dunque per necessità). Due, infatti, sono le parole chiave del programma esposto, che ci aiutano a distinguere applauso da applauso. La prima parola è “irreversibile”. Matteo Salvini, a proposito dell’irreversibilità dell’euro ha detto che “solo la morte lo è”? Draghi replica: “Sostenermi significa accettare l’irreversibilità dell’euro”. Come dire che sull’argomento non sono ammessi ripensamenti: prendere o lasciare, ben sapendo che la Lega oggi quella minestra deve mandarla giù.

La seconda parola chiave è in realtà un elogio: “Voglio ringraziare il mio predecessore Giuseppe Conte, che ha affrontato una situazione di emergenza sanitaria ed economica come mai era accaduto dall’Unità d’Italia”. Non ricordiamo nessuno degli alleati del suo predecessore essersi mai spesi con la stessa convinta gratitudine (quanto a Matteo Renzi si starà mangiando il fegato). Ma la standing ovation partita dai banchi Pd, M5S e LeU può significare molto di più che non l’omaggio dovuto a chi c’era prima. Al di là dei suoi personali sentimenti, il premier mastica abbastanza politica per comprendere che il garbato rifiuto di Conte, da lui sollecitato a far parte del nuovo governo, non è il segnale di un ritiro bensì un modo per tenersi le mani libere. Punto d’equilibrio dell’intesa della vecchia maggioranza (esclusa ovviamente Italia Viva), l’avvocato del popolo si propone come interlocutore privilegiato di Mario Draghi. Infatti, Salvini non è irreversibile

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