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Renzi, neppure il disonore smuove Italia (poco) Viva

(di Pino Corrias – Il Fatto Quotidiano) – Ma se i senatori e i deputati di Italia Viva restituissero Matteo Renzi a Mohammed bin Salman e ai suoi saloni insanguinati, non avremmo risolto con un solo colpo la crisi di governo, liberandoci del suo artefice?

Matteo Renzi, prigioniero del suo disturbante delirio di onnipotenza, fa finta di non saperlo, ma per gli standard appena decenti delle persone libere e perbene che abitano nelle democrazie occidentali (delle persone, non dei governi) inchinarsi davanti al principe saudita Bin Salman, accreditarlo come il titolare di un Rinascimento tirato a lucido col sangue dei detenuti sepolti nelle carceri speciali e con il sudore dei servi della gleba, è colpa grave.

Oltre che grottesca, ridicola, umiliante, forse più grave (più ridicola e più umiliante) della ornamentale sconcezza compiuta dal suo amico Macron, quando ha appuntato la Legion d’onore sul cuore nero del presidente egiziano Al Sisi, onorandone il regime che imprigiona, tortura, uccide. Macron lo ha fatto per la Ragion di Stato, che è tanto alta quanto i delitti che copre. Matteo Renzi per 80 mila dollari, cifra modesta persino per il figlio di un modesto trafficante d’affari di provincia toscana.

I dollari e i soldati di Bin Salman tengono l’Arabia Saudita in un Medioevo di cristallo, oscurantismo e crudeltà, dove la pena di morte avviene per decapitazione o crocifissione (ne hanno fatti fuori 187 nel 2019), mentre le donne, sigillate nel velo dell’obbedienza, sono così tanto protagoniste del rinascimento arabo, da avere appena acquisito lo straordinario diritto, dopo i 21 anni, di viaggiare senza il permesso del maschio padrone, cosa ancora interdetta ai muratori imprigionati sulle impalcature dei grattacieli, e persino ai preziosi cammelli.

Il tutto mentre l’aviazione Saudita, dal 2015, bombarda la popolazione civile dello Yemen, 230 mila i morti stimati dall’Onu fino a oggi, in una delle guerre più insensate e più dimenticate del nuovo secolo.

Dopo lo spettacolo parigino dell’onorificenza al dittatore egiziano, un sacco di gente libera e perbene, ha restituito la Legion d’onore a Macron per non condividerne più il disonore. Specialmente in Italia, dove nessuno ancora si rassegna allo scempio compiuto sul corpo di Giulio Regeni, mandato allo sbaraglio dai silenziosi docenti dell’Università di Cambridge e inghiottito dalla polizia segreta di Al Sisi, in tutto equivalente a quella di Bin Salman, che fece a pezzi il corpo del giornalista Jamal Khashoggi, per poi scioglierlo nell’acido.

È singolare che i nostri addetti alla politologia di giornata, così abituati a maneggiare le bilance di precisione con cui misurano i grammi di ogni parola, ogni gesto, spesi in questa paradossale crisi politica, non si occupino dei clamorosi e pesantissimi comportamenti del loro giocatore preferito.

Li eccita il dettaglio della telefonata di Conte al senatore semplice di Rignano (“E Giuseppe telefonò a Matteo: primo round per Renzi!”) non li smuove lo scandalo che un ex presidente del Consiglio, membro della commissione Esteri, capace di sequestrare l’intero governo per chiedere il suo personale riscatto, si trasformi in un patetico lacché sdraiato ai piedi profumati del principe saudita. Né che anteponga la sceneggiata araba alla crisi in cui ha precipitato il suo Paese. E che lo faccia viaggiando sul jet privato della Future Investiment Initiative, il Fondo di investimento saudita.

Daniela Ranieri, ieri, su queste colonne, si è chiesta in cambio di cosa. Questione principale dello scandalo.

Ma giusto per portarci avanti, potremmo anche chiedere alle ex ministre di Italia Viva, Elena Bonetti e Teresa Bellanova, imbavagliate in pubblico dal 13 gennaio, di farci sapere se sono ancora abbastanza vive per ribellarsi al loro padrone maschio e rispedirlo ai sauditi per non condividere le legioni del suo disonore.

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