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Governo, Travaglio: «Poteri marci, con giornaloni e onorevoli burattini al seguito, ci son quasi riusciti: piazzare a Palazzo Chigi l’ennesimo prestanome»

«Alla fine ci sono quasi riusciti. I poteri marci, con giornaloni e onorevoli burattini al seguito, non potevano perdere l’ultima occasione di mettere le zampe sui 209 miliardi del Recovery Fund piazzando a Palazzo Chigi l’ennesimo prestanome».

Così Marco Travaglio nel suo editoriale di oggi nel quale commenta gli ultimi sviluppi della crisi di governo.

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«Alla fine ci sono quasi riusciti. I poteri marci, con giornaloni e onorevoli burattini al seguito, non potevano perdere l’ultima occasione di mettere le zampe sui 209 miliardi del Recovery Fund piazzando a Palazzo Chigi l’ennesimo prestanome».

Così Marco Travaglio nel suo editoriale di oggi nel quale commenta gli ultimi sviluppi della crisi di governo.

Questo cambio di esecutivo arriverà «subito, con le larghe intese». Oppure si dovrà tornare al voto, che – prevede il direttore del “Fatto Quotidiano” – dovrebbe «regalare Parlamento, governo, Quirinale e Costituzione alla cosiddetta destra, cioè agli stessi che hanno appena spedito la Lombardia in zona rossa perché ignorano la tabellina del 2».

Travaglio osserva che proprio ora le istituzioni avevano guadagnato nuovamente un po’ di fiducia dei cittadini «per la partenza a razzo della campagna vaccinale e i contagi in calo qui e in aumento all’estero». E gli italiani – ragiona il giornalista – sarebbero persino «disposti a perdonare i trasformismi dei responsabili pur di neutralizzare i trasformismi degli irresponsabili».

Il problema, però, secondo Travaglio, è che, oltre ai numeri risicati al Senato, la relazione di Bonafede sulla giustizia mette a rischio la formazione di un nuovo esecutivo: «alcuni che martedì avevano dato la fiducia al governo han subito precisato che una giustizia efficiente ed equa non la voteranno mai», fa notare. La «tripla minaccia a mano armata» di Bonafede, scrive ancora Travaglio, è che userebbe 2,75 miliardi di Recovery «per rendere più rapidi i processi e più capienti le carceri e, quel che è peggio, senza ripristinare la prescrizione», cosa che non va giù a «chi vuole rubare in pace».

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