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Vade retro Immuni! “Io non scarico nulla”

Salvini, dall’ossessione social alla nuova “sindrome Cuccia”

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(di Selvaggia Lucarelli – Il Fatto Quotidiano) – Matteo Salvini non scaricherà la app Immuni. Lo ha fatto sapere con una nota asciutta: “Gli italiani chiedono garanzia totale sulla protezione e la tutela della riservatezza dei loro dati e quindi fino a quando non ci sarà questa garanzia totale, io non scarico assolutamente nulla”. E bisogna ammettere che la decisione non ha destato alcuno stupore, vista la nota riservatezza del leader della Lega, un uomo che da anni difende la sua privacy, quella dei cittadini, dei suoi familiari e delle sue compagne con le unghie e coi denti. È una sorta di Enrico Cuccia della politica, Salvini, sempre curvo e impenetrabile quando le telecamere lo inseguono, un uomo che ha fatto della consegna del silenzio la sua cifra. Con qualche piccola, trascurabile eccezione che vado ad elencare.

Discreto. La famiglia viene sempre prima di tutto

Per esempio, quando fotografa sua figlia immortalata mentre gioca, mentre perde il dentino, mentre è al mare col suo costumino, mentre gioca con le bambole, mentre mangia e così via, perché Salvini è molto preoccupato per la privacy degli italiani, ma non di esporre la bambina sulle sue pagine social da 8 milioni di follower complessivi. La piccola avrà senz’altro firmato l’assenso al trattamento dati, apponendo una x sotto alla dichiarazione “Acconsento all’utilizzo della mia immagine per scopi propagandistici al fine di far accrescere i follower di mio padre che porello, ha finito i cibi cotti da fotografare”. Poi, se qualcuno fotografa suo figlio sull’acqua-scooter della polizia, lo tratta come fosse un pedofilo. Ma ce lo ricordiamo particolarmente attento alla privacy altrui anche quando voleva indire il famoso censimento rom. “Facciamo una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti sono”, disse. Quindi che il governo possa carpire i dati di chi ha potenzialmente una malattia contagiosa lo spaventa, ma che possa schedare i cittadini in base alla propria etnia gli sembra cosa buona e giusta. E gli sembra non solo giusto, ma anche legittimo sempre dal punto di vista della privacy a cui tanto tiene, andare a citofonare a un ragazzo con persone e telecamere al seguito chiedendo se fa lo spacciatore. Il tutto durante una diretta Facebook, mentre dall’altra parte del citofono c’è un minorenne.

Cortese. Oppositori e “neri” vanno bene per Facebook

O quando ha postato sulla sua pagina Facebook la foto di alcune ragazzine minorenni che lo contestavano, giusto per regalare alle adolescenti quella gogna mediatica che tanto si sposa con la sua vocazione per la ritrosia, con la sua attenzione per il riserbo degli italiani, specie quelli più fragili come i più poveri e i minorenni. E come dimenticare tutte le volte in cui il timido, ritroso Matteo Salvini ha pubblicato video di ignari individui con l’unica colpa di starsene seduti su una panchina o di fare un bagno in piscina tacciandoli di essere risorse venute in Italia a rubare e bivaccare. Come quando se ne andò in giro col sindaco di Verona a filmare ragazzi di colore alla stazione o pubblicò il video di un richiedente asilo con disturbi psichiatrici che si era messo a fare ginnastica in mutande per strada, ovviamente chiedendo a tutti i permessi per sbatterli sulla sua pagina, perché Salvini è così, lui alla privacy dei cittadini ci tiene parecchio. È un’ossessione, verrebbe da dire. Potrebbe senz’altro confermarlo anche il ragazzo dislessico che ha dileggiato pochi mesi fa, sempre sulla sua pagina Facebook in cui può contare sui suoi follower schivi e rigorosi come lui, follower che come noto tendono a proteggere, ad alzare una cortina di massima riservatezza sulle persone più fragili.

Errori. Se l’Inps sbaglia può farlo anche Matteo

Ma un raro, luminoso esempio di attenzione per la privacy degli italiani, Salvini l’ha data anche quando per denunciare il sito dell’Inps che aveva diffuso per sbaglio i dati personali di migliaia di connazionali che avevano chiesto il reddito d’emergenza, pensò bene di pubblicare a sua volta un video con nomi e cognomi dei richiedenti. Insomma, se non ti aveva sputtanato il sito dell’Inps perché magari il tuo nome era finito nel mucchio, dopo pochi minuti ci aveva pensato Salvini. È comprensibile che Salvini non si scarichi Immuni. Anche perché diciamolo, è molto probabile che con tutte le app che ha scaricato non abbia neppure più memoria libera sul telefono: ha già TikTok per deliziarci con le sue pedalate sulla cyclette (e quindi ha ceduto i suoi dati personali ai cinesi, che di TikTok sono inventori e proprietari). Ha le app Meme Generator per la divulgazione dei suoi contenuti più alti. E poi ha le app per contattare le persone che si sentono sole, con cui scrive a Fontana tutte le sere. Insomma, davvero un peccato che Salvini non scarichi Immuni. E non tanto per lui, quanto per noi: non so voi, ma io vorrei poter sapere quando Matteo Salvini è a meno di due metri da me.

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