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Prescrizione, la Commissione Europea approva la riforma Bonafede: ‘Fatto un passo avanti’

“Una riforma benvenuta, che blocca la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, cosa che è in linea con una raccomandazione specifica per il Paese formulata da tempo, è entrata in vigore nel gennaio 2020”.

Così la Commissione Europea saluta la riforma Bonafede, il decreto sulla giustizia voluto fortemente dal Movimento 5 Stelle.

“Come risultato – continua la Commissione – serviranno misure per aumentare l’efficienza soprattutto al livello di appello, dove ancora circa il 25% dei procedimenti è stato dichiarato prescritto nel 2018”.

L’organo di governo europeo, nel rapporto sull’Italia, ha dedicato un’intero paragrafo alla giustizia nel bel paese. Infatti, considera “necessaria la riforma del processo penale”, suggerendo di iniziare il processo di riforma da “una revisione del sistema di notifica; un uso più ampio di procedure semplificate; e poi una limitazione alla possibilità di fare appello, l’introduzione di un giudice unico in seconda istanza; un più ampio uso di strumenti elettronici per l’archiviazione documenti; e regole semplificate sulle prove”. 

Secondo la commissione la “veloce adozione di queste misure, abbinata ad altre per affrontare il gran numero di casi presso tribunali d’appello, potrebbe migliorare l’efficienza della giustizia penale e l’efficacia della lotta contro corruzione”.

Parte delle misure suggerite sono già presenti nella riforma del processo penale approvata dal Consiglio dei ministri. Tuttavia, la Commissione invita alla prudenza riguardo a un punto presente nella riforma, ovvero le sanzioni per i giudici che non rispettano i tempi dei processi.

Per la Commissione “la possibile introduzione di nuovi casi di responsabilità disciplinare dei giudici dovrebbero essere attentamente monitorati per quanto riguarda il loro impatto su il funzionamento della magistratura”.

Per quanto riguarda la lotta alla corruzione, il rapporto europeo dice come “il quadro italiano stia migliorando ma deve essere completato. L’Italia ha recentemente migliorato il suo sistema anticorruzione, tra altre cose, adottando un nuovo programma per proteggere gli informatori, conferendo all’autorità nazionale anticorruzione (Anac) un ruolo più forte, e approvando una legge anticorruzione nel gennaio 2019”.

Feedback positivi anche per lo Spazzacorrotti: “L‘ applicabilità degli strumenti investigativi per la lotta contro il crimine organizzato è stato esteso a casi di corruzione”.

“Tra le note negative – si legge sul Fatto Quotidiano -, Bruxelles segnala che ‘c’è stato un aumento del whistleblowing, ma la normativa non è stata attuata nel settore privato’. E poi che ‘non si applicano le disposizioni contro le attività di lobbying dei membri del governo e del parlamento; e non c’è alcun regolamento che sanziona il conflitto di interessi per eletti funzionari pubblici’. Per questo motivo la commissione fa notare come ‘i recenti miglioramenti nella lotta alla corruzione in Italia sono ancora solo limitati solo agli indicatori di percezione. L’Italia si è classificata al 62 ° posto nella classifica mondiale di controllo della corruzione e ha ricevuto un punteggio del 53% sulla percezione della corruzione 2020, entrambi tra i peggiori nell’Ue e con solo un miglioramento marginale rispetto all’anno prima”.

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