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GIUSEPPE CONTE·DOMENICA 24 NOVEMBRE 2019. Intervista a La Repubblica

di Claudio Tito
Giuseppe Conte è sicuro che a gennaio non ci sarà la crisi di governo. È d’accordo con Di Maio sulla necessità di definire un nuovo programma, anzi un «cronoprogramma». Ma richiama gli alleati: basta liti e più «concentrazione». Soprattutto sui nodi più urgenti, come l’Ilva. Su cui ritiene di essere vicino a una soluzione: «Mittal è disponibile a tornare sui suoi passi». Si sente un «politico» ma non un «professionista della politica» e non ha alcuna intenzione di candidarsi alla guida del M5S. Che ora si trova in una fase di transizione «da cui uscirà presto». Dice a Zingaretti che il suo esecutivo «un’anima» ce l’ha e boccia l’idea di approvare lo ius culturae per gli immigrati. I problemi nella maggioranza, però, sono ormai quotidiani. I partiti pensano alle proprie bandierine più che al governo.
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Lei pensa davvero di poter andare avanti in questo modo?
«Le discussioni infinite sulla tenuta della maggioranza non le trovo appassionanti. Peraltro nella mia posizione non posso permettermi distrazioni. Devo rimanere concentrato sulle molte iniziative che servono per migliorare il Paese e la qualità di vita dei cittadini».
Dica allora agli alleati di smetterla.
«E infatti invito tutte le forze politiche e i protagonisti di questo impegno di governo a rimanere concentrati. Verremo giudicati non per i proclami o le frasi a effetto, ma per tutto ciò che di buono riusciremo a fare. Anzi, verremo giudicati anche per quel che avremmo potuto fare e non riusciremo a realizzare».
Oggi, però, proprio Di Maio ha chiesto un nuovo “contratto” a gennaio. Non è un buon viatico.
«Ho già anticipato che non appena la manovra sarà in dirittura finale in Parlamento, dovremo subito concentrarci sulle nuove iniziative da realizzare. Dovremo condividere una lista di priorità utili a rilanciare il Paese. Questo Governo è in carica da appena due mesi e mezzo, e già ha realizzato molte buone cose: il taglio del cuneo fiscale, l’abolizione del superticket, asili nido gratis per i redditi medio-bassi, più investimenti green, più soldi nelle tasche delle famiglie. Puniremo più severamente i grandi evasori».
Ma se un socio chiede un nuovo contratto vuoi dire che non è soddisfatto.
«Non credo sia questo il punto. Con il nuovo anno dovremo realizzare un cronoprogramma con le riforme che l’Italia attende da anni: accelerare i tempi della giustizia civile e penale, ridurre la burocrazia e digitalizzare la pubblica amministrazione, accelerare gli investimenti, rivedere in modo organico il sistema fiscale e in particolare l’Irpef, investire più efficacemente nell’istruzione, nella ricerca e nell’innovazione. Le forze di maggioranza mi sembrano ben pronte a raccogliere queste sfide».
Questo lo dicono tutti i premier. In passato quando si parlava di nuovo programma o di “Fase 2”, era la premessa per aprire la crisi.
«Non vedo proprio questo rischio».
L’M5S, allora, sta trasferendo sul governo le sue difficoltà?
«Il Movimento sta vivendo una fase di transizione. Sta per operare alcuni significativi cambiamenti, peraltro già annunciati. Auguro a Luigi Di Maio e al Movimento intero di realizzarli nel migliore dei modi e quanto prima, così da poter ancora di più esprimere una capacità progettuale e un contributo propulsivo. In piena coerenza con gli ideali originali, che nella mia lettura sono quelli dell’etica pubblica e della “buona politica”, più che dell’antipolitica».
C’è chi ritiene che lei possa essere il nuovo leader grillino.
«Non mi sono mai candidato a questo ruolo. Non nutro alcuna aspirazione o velleità di questo tipo».
Tornando alla maggioranza. Il segretario del Pd Zingaretti ha definito il suo governo senza anima.
«Questo governo lavora per un Paese più verde, più digitalizzato, più equo e inclusivo. Si batte e si batterà perché tutti paghino le tasse, in modo che tutti paghino meno. Farà di tutto per sostenere le famiglie numerose e le persone con disabilità o non autosufficienti. Non solo abbiamo un’anima forte, decisa, ad un tempo visionaria e pragmatica, ma io e i miei ministri lavoriamo con una intensa passione».
La legge di Bilancio, però, non sembra avere questo slancio. È senza visione. Conferma l’esistente più che pensare al futuro.
«Questa manovra taglia 29 miliardi di tasse: 23 miliardi di mancato aumento dell’Iva su prodotti come pane, latte, carne, a cui si aggiungono 3 miliardi per alzare la busta paga dei lavoratori. Ci saranno poi 3 miliardi restituiti, con il superbonus, a chi spenderà con moneta elettronica. Sono soldi veri che torneranno nelle tasche dei cittadini. Le sembra poco? Questa estate l’azzardo leghista ha rischiato di precipitare il Paese in una grave crisi economica, mentre adesso dopo poche settimane siamo in una prospettiva molto più confortante. Abbiamo evitato una vera e propria stangata sui consumi degli italiani e una grave recessione».
Scusi, ma se ci sono 4500 emendamenti e in buona parte della maggioranza, la situazione non deve essere cosi felice.
«È sempre accaduto. Andando avanti con l’esame si diraderanno».
Alcuni sono di Renzi. Per lei è collaborazione o boicottaggio?
«Collaborazione. C’è attenzione nei suoi confronti, lavoriamo nella medesima direzione».
Nel frattempo restano le emergenze. L’Ilva la più grave. Se salta tutto, rischia di saltare anche l’esecutivo.
«Guardi, il signor Mittal mi ha dichiarato di essere disponibile a tornare sui suoi passi e a investire nello stabilimento. Mi ha detto che è rimasto molto colpito dalla mia visita a Taranto. Gli ho detto che sono pronto a credergli ma a patto di realizzare tre obiettivi: rafforzare il piano di risanamento ambientale, indirizzare lo stabilimento verso la transizione energetica introducendo le più sofisticate tecnologie “pulite”, assicurare il più elevato livello di occupazione possibile. Gli ho spiegato che, in concomitanza, si avvierà il “cantiere-Taranto”, un ventaglio di progetti che rilanceranno l’intera città e ristoreranno, con gli interessi, la comunità locale da anni in sofferenza».
Quindi per lei è tutto risolto?
«Le premesse ci sono. Un primo risultato l’abbiamo raggiunto: abbiamo bloccato il recesso di Arcelor-Mittal da Taranto, che, anche per le modalità immediate con cui era stato progettato, avrebbe arrecato un grave danno produttivo e compromesso qualsiasi operazione di rilancio della città. Abbiamo evitato un disastro economico e sociale».
E gli esuberi? Ne vogliono 5 mila.
«Ho rispedito al mittente la loro richiesta di taglio».
Reintrodurrete il cosiddetto scudo?
«Non ne abbiamo parlato. Sarà l’ultima questione. La affronteremo alla fine».
Quindi non c’è più bisogno di un intervento pubblico?
«Non lo escludo. Ma non in sostituzione. Se ci sarà, sarà una presenza di sostegno e, direi, di controllo».
Anche Alitalia sta diventando un tema su cui si gioca la faccia.
«Siamo ostinati. Continueremo a lavorare per una soluzione di mercato e non per un salvataggio rabberciato. Abbiamo estremo bisogno di una compagnia che rafforzi il nostro sistema di trasporto intermodale, che si presti a migliorare le nostre performance nel campo del turismo. Abbiamo già un quadro di investitori affidabili, lo completeremo a breve».
Dopo l’addio di Atlantia dalla cordata, è tornato il nodo della revisione delle concessioni autostradali. Oppure fermerete il provvedimento?
«Ai cittadini posso assicurare senza ombra di dubbio che tuteleremo l’interesse pubblico, ovviamente senza fare sconti a nessuno. Il procedimento per la caducazione è in corso, si tratta di un iter complesso, vista la grande mole di atti che sono stati e che vengono via via acquisiti. Presto gli esiti di questo procedimento saranno sul tavolo in assoluta trasparenza».
Come le dicevo, ogni giorno una grana nuova. Ora c’è quella del Mes, il fondo Salva stati. È un pericolo come dice l’M5S?
«Abbiamo avviato una discussione nella maggioranza e il ministro Gualtieri sta illustrando a tutte le forze politiche tutti gli aspetti della riforma. Il confronto proseguirà nella prossima settimana».
Sospenderete il via libera?
«Io dico che non si può banalizzare un dossier tanto complesso. I dossier vanno studiati e per ottenere risultati vantaggiosi per il nostro Paese dobbiamo sederci ai tavoli europei e far valere le nostre argomentazioni. È quel che abbiamo fatto e continuiamo a fare».
Il Pd ha rilanciato la legge per lo ius culturae, la cittadinanza ai giovani migranti che studiano in Italia. Lei è d’accordo?
«Su questi temi le forze di maggioranza sembrano esprimere differenti sensibilità e comunque non la convergenza necessaria a prefigurare un accordo in Parlamento. Bisogna realisticamente prenderne atto. Dobbiamo lavorare e concentrarci su quei temi su cui c’è piena condivisione».
A suo giudizio quale è il più grave pericolo che corre l’Italia in questa fase? Salvini è un pericolo?
«Il vero rischio per l’Italia è quello di lasciarci distrarre dalle polemiche, di consumarci in astiose contrapposizioni, perdendo di vista le urgenze e le riforme che davvero servono al Paese. Io sono molto concreto e non mi lascio distrarre dalla grancassa mediatica di chi intende la politica come una scarica continua di messaggi comunicativi».
E il movimento delle “sardine” rappresenta un sostegno alla democrazia?
«Racconta la voglia di partecipazione e di condivisione politica di tanti giovani, che vogliono ascoltare ma anche farsi ascoltare. Non bisogna mai avere paura delle nuove idee».
Prima di chiudere, una curiosità. Ha visto Neri Marcorè che la imita?
«Ne ho visto un frammento. Mi ha colpito. E mi sono divertito. In effetti è davvero bravo».

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