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IMMIGRAZIONE: DAGLI SLOGAN DI SALVINI AI FATTI CONCRETI DI DI MAIO, BONAFEDE E LAMORGESE

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“Di straordinaria importanza nella gestione del fenomeno migratorio è il decreto interministeriale Esteri-Giustizia-Interni che prevede novità, sia per quanto riguarda le procedure che portano al riconoscimento della protezione internazionale dei richiedenti asilo, sia per quanto riguarda i Paesi di origine per i quali viene velocizzata la procedura di rimpatrio. In sostanza, si riducono drasticamente  i tempi per stabilire se un migrante che proviene da un Paese considerato sicuro può restare in Italia: da 2 anni a massimo 4 mesi. Dopo 4 mesi, se l’esito delle richieste è negativo, possiamo avviare subito il meccanismo dei rimpatri. È stato un lavoro di squadra con il presidente Conte, il ministro Bonafede, il presidente Conte e la ministra Lamorgese. Non crediamo che la redistribuzione sia la soluzione definitiva: la cosa imprescindibile è fermare le partenze. I Paesi inseriti nel nuovo decreto interministeriale che prevede di accorciare i tempi per i rimpatri dei migranti sono 13 e sono: Algeria, Marocco, Tunisia, Albania, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Senegal, Serbia e Ucraina. La lista dei paesi può essere allargata: è prioritario lavorare per trovare accordi più forti con i governi dei paesi di origine. Importante è anche il Fondo rimpatri, che può arrivare a 50 milioni di euro e che deve essere rafforzato in modo da sottoscrivere accordi con i Paesi d’origine per permettere rimpatri più veloci. Stiamo lavorando per evitare il pull factor (fattore di attrazione dei migranti). È fondamentale continuare a lavorare con Marocco e Tunisia, che sono nella lista dei paesi sicuri ma con cui l’Italia ha accordi di rimpatrio da firmare o ratificare. Il piano ‘rimpatri sicuri’ finalmente porta a velocizzare l’esame delle domande di protezione internazionale, che spetta alle Commissioni territoriali e alle sezioni specializzate dei tribunali. Questo decreto ha importanti”ricadute sul sistema giustizia. I magistrati riescono a smaltire tantissime di queste domande, ma con un incremento così importante, oggi questo decreto dà alla Giustizia un aiuto necessario. Nel 2016 le domande di protezione pendenti erano 47mila, nel 2017 erano circa 42000. Nel 2018 quasi 49000. A fine luglio 2019 sono 70.000. C’è un incremento enorme. E questo, nonostante la capacità e il lavoro dei nostri magistrati di smaltire un gran numero di domande: il numero di procedimenti definiti è stato di 14.290 nel 2016 e di 41.238 nel 2018.”

FONTE: MOVIMENTO 5 STELLE

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